January 2008

Monthly Archive

Sulle Erbe dei Sabbat:

doweb 21 Jan 2008 | : Erboristeria

Da usare come decorazioni per l’altare, attorno al circolo, ed in casa.

Samhain:

Crisantemo, assenzio, mele, pere, nocciolo, cardo, melegrane, tutti i cereali, frutti e noci del raccolto, la zucca, grano.

Yule:

Agrifoglio, vischio, edera, cedro, alloro, ginepro, rosmarino, pino. Mettete offerte di mele, arance, noci moscate, limoni e stecche di cannella intere sull’albero di Yule.

Imbolc:

Bucaneve, sorbo rosso, i primi fiori dell’anno.

Ostara:

Tromboni, asperula, violetta, ginestra. Olivo, peonia, iris, narciso, tutti i fiori di primavera.

Beltane:

Biancospino, caprifoglio, erba di S. Giovanni, asperula, tutti i fiori.

Mezza Estate:

Erba fresca, verbena, camomilla, rosa, giglio, quercia, lavanda, edera, millefoglie, felce, sambuco, timo selvatico, margherita, garofano.

Lughnasad:

Tutti i cereali, uva, erica, more, prugne selvatiche, mele selvatiche, pere.

Mabon:

Nocciolo, grano, pioppo, ghiande, rami di quercia, foglie d’autunno, steli di frumento, pigne di cipresso, pigne di pino, spigolature del raccolto.

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LE ERBE DELLO ZODIACO

doweb 21 Jan 2008 | : Erboristeria

Le erbe descritte ai vari segni zodiacali possono costituire dei pregevoli amuleti vegetali che fungono da accumulatori di energie benefiche e, allo stesso tempo, preservano la Strega dai pericoli e dalle avversità della vita. Si raccomanda vivamente agli interessati di circondarsi di sacchettini di erbe e di essenze aromatiche delle proprie piante considerando non solo il segno zodiacale di nascita ma anche l’ascendente che, spesso e volentieri, in molte mappe astrali si rivela più importante del segno stesso.

ARIETE

Le piante e le erbe magiche per i nativi dell’ Ariete sono l’agrifoglio, la ginestra, il pepe e la lavanda. Per aumentare l’energia delle Streghe governate da questa astralità si consiglia di miscelare in parti uguali della corteccia di agrifoglio e delle bacche, dei fiori di ginestra, della lavanda e qualche grano di pepe nero, mischiare bene e mettere il composto così ottenuto in un sacchettino di colore rosso vivo. Sistemare il sacchetto sotto il materasso. L’operazione va eseguita di martedì in un’ora di Marte e in luna crescente.

TORO

Le erbe magiche del Toro sono il mirto, la rosa, il bosso e il giglio. Per aumentare l’energia e il magnetismo personale della Strega Toro è bene unire in parti uguali foglie e bacche di mirto, petali di giglio, corteccia e foglie di bosso e petali di rosa; miscelare bene e sistemare il tutto in un sacchettino di colore verde che andrà collocato preferibilmente accanto al guanciale. Il giorno più idoneo per l’operazione è il venerdì in un’ora di Venere.

GEMELLI

I vegetali magici per i nativi Gemelli sono l’olivo, la margherita, l’acacia e l’origano. Per rinvigorire le energie psicofisiche della Strega Gemelli procedere come segue. Miscelare in parti uguali foglie o corteccia di ulivo, fiori di margherita, foglie di acacia, aggiungere alcune foglie di origano e riempire il sacchettino di colore grigio con la miscela ottenuta. Il giorno della settimana indicato per l’operazione è il mercoledì in un’ora di Mercurio.

CANCRO

Le piante e le erbe magiche dei nati sotto questo segno sono il tiglio, il nocciolo, la ninfea e il lillà. Per accrescere l’energia di queste Streghe bisogna unire in parti uguali corteccia o foglie secche di tiglio, frutti o foglie di nocciolo, rizoma o fiori secchi di ninfea, aggiungere qualche fiore di lillà e miscelare il tutto. Sistemare la miscela in un sacchettino di colore bianco e metterlo sotto il materasso. Il tutto andrà compiuto di lunedì in un’ora magica dedicata alla Luna.

LEONE

Le erbe e le piante magiche di questa astralità sono: la quercia, il grano il girasole e l’incenso. Per aumentare l’energia e il potere magnetico delle Streghe nate sotto il segno del Leone mischiare in parti uguali corteccia e foglie secche di quercia, semi e petali di girasole, chicchi di grano e incenso in pezzettini. Raccogliere la miscela in un sacchettino di colore giallo o giallo oro in un’ora del Sole e di domenica.

VERGINE

Ecco i vegetali dedicati ai tipi Vergine: il sambuco, il tè, la verbena e la gardenia. Per accrescere l’energia magica delle Streghe nate sotto questo segno dello zodiaco bisogna miscelare in parti uguali foglioline di tè, foglie e fiori di sambuco, radice e foglie di verbena e petali di gardenia. Sistemare il tutto in un sacchettino di colore bianco o marrone di mercoledì in un’ora posta sotto il dominio di Mercurio.

BILANCIA

Le piante e le erbe magiche dei nativi di questo segno sono: il melo, il mandorlo, il muschio e la verbena. Per aumentare le facoltà spirituali e le energie di queste Streghe e necessario miscelare in parti uguali della corteccia di melo raccolta in primavera, dei semi di mandorlo ( i frutti ), del muschio secco polverizzato, e dei fiori o foglie di verbena. L’operazione va fatta di venerdì in un’ora di Venere e con il sacchettino di colore rosa.

SCORPIONE

Le piante e le erbe magiche dello Scorpione sono: la vite, il gladiolo, la cedrina e l’erica. Per aumentare l’energia stregonica dei nativi consiglio di unire in parti uguali fiori e foglie di erica, foglie e viticci di vite finemente tritati, fiori di gladiolo a cui andrà aggiunta qualche goccia di essenza di cedrina reperibile dall’erborista. Sistemare il composto in un sacchettino di colore verde di martedì in un’ora marziana e, ovviamente, in luna crescente.

SAGITTARIO

Per i Sagittari, queste sono le piante e le erbe da usarsi: il frassino, la violetta, il garofano e il rabarbaro. Per aumentare la sensibilità e l’energia di queste Streghe occorre miscelare in parti uguali foglie di frassino, chiodi di garofano, fiori e foglie di violetta e rizoma di rabarbaro. Miscelare bene e riporre il tutto in un sacchettino di colore porpora di giovedì in un’ora dedicata a Giove. Mettere il sacchettino sotto il materasso.

CAPRICORNO

L’aquilegia, il castagno, il pino e il caprifoglio sono le piante magiche dei nati sotto il simbolo del Capricorno. Per accrescere energia e potere stregonico occorre sistemare in un sacchettino di colore marrone scuro in parti uguali radici di aquilegia, foglie di castagno, gemme di pino silvestre e fiori secchi di caprifoglio, naturalmente raccolti nel tempo adatto. L’operazione va fatta di sabato in un’ora posta sotto il dominio di Saturno.

ACQUARIO

Le erbe e le piante magiche di questo segno zodiacale sono il salice, l’edera, il papavero e la felce. Per aumentare le potenzialità stregoniche dei nativi dell’Acquario occorre miscelare in parti uguali foglie di edera rampicante, rizomi di felce, fiori di papavero e corteccia di salice. Il tutto andrà posto ne solito sacchettino di colore nero durante un sabato sempre in un’ora di Saturno. Conservarlo sotto il materasso o vicino al guanciale.

PESCI

Le erbe e le piante magiche dei Pesci sono il pioppo, la betulla, il glicine e il gelsomino. Per accrescere il magnetismo personale della Strega dei nativa del segno è bene mischiare in parti uguali gemme e corteccia di pioppo nero, fiori essiccati di glicine, foglie di betulla e fiori di gelsomino (in alternativa va bene anche l’essenza) e tenere il tutto in un sacchettino di colore blu. L’operazione va eseguita di giovedì in un’ora di Giove.

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Erbe ed incantesimi

doweb 21 Jan 2008 | : Erboristeria

Erbe ed incantesimi
Queste sono alcune delle erbe tradizionalmente legate agli incantesimi.

Anche i nomi sono quelli tradizionali, che possono in effetti variare nelle varie regioni italiane (motivo per cui di alcune erbe vi ho messo anche il nome scientifico)

Ringrazio anche la mia professoressa di Botanica medica e farmaceutica, per avere stimolato ulteriormente questi miei interessi.

Vengono utilizzate in vari modi, ma mi raccomando NON mangiatele, perché alcune sono tossiche e trovo le autopsie terribilmente splatter.

Il materiale qui è estremamente vasto, e per questo in particolare faccio appello a tutti i buoni vicini, fratelli e sorelle, per aiutarmi ad ampliare questa sezione.

Abilità: Psichica: Cannella, Caprifoglio, Tagete, Rosa, Timo

Amicizia : Limone,  Pisello odoroso

Amore: Mela, Albicocca, Mandorla, Orzo, Basilico, Noce del Brasile,Camomilla, Ciliegia, Castagna, Cannella, Chiodo di garofano, Trifoglio, Coriandolo,  Margherita, Gardenia, Zenzero, Ibisco, Gelsomino, Ginepro, Lavanda, Limone, Origano, Olmaria, Vischio,  Arancio, Prugna, Papavero, Lampone, Rosa, Rosmarino, Fragola, Timo, Valeriana, Vaniglia, Viola, Salice

Bellezza: Avocado, Ginseng, Capelvenere

Catalizzatori: Mandragola, Vischio

Coraggio: Borragine, Barbasso , Erba di S. Giacomo(Senecio jacobea), Rosa,  Tè, Timo

Desideri: Bambù, Faggio, Dente di leone, Salvia, Legno di sandalo, Girasole, Viola

Divinazione: Salice Nero, Ciliegia, Chiodo di garofano, Dente di leone, Ibisco, Edera,  Olmaria

Energie Mentali: Cumino dei prati, Uva, Rosmarino, Noce

Fertilità:  Ginseng, Uva, Nocciola, Mandrgola, Artemisia, Quercia, Patchouly, Papavero, Riso, Girasole,Frumento

Fortuna: Pimento, Aloe, Trifoglio, Erica, Caprifoglio, Muschio Irlandese, Muschio, Noce Moscata, Rosa, Legno di Sandalo, Fragola, Viola

Felicità: Ciclamino, Giacinto, Lavanda, Origano, Olmaria, Zafferano

Guarigione: Pimento, Mela, Dulcamara, Mora, Garofano, Cedro, Cannella, Finocchio, Lino, Gardenia, Aglio, Ginseng, Hennè, Luppolo, Edera,  Menta, Artemisia, Quercia, Pino, Patata, Rosa, Rosmarino, Legno di sandalo,  Timo, Viola,Salice

Salute: Cumino dei prati, Coriandolo, Ginseng, Ginepro, Origano, Vischio, Noce moscata, Quercia, Rosa, Timo

Occupazione: Noci  Pecan

Pace: Gardenia, Lavanda, Olmaria,  Viola

Prosperità: Mandorla,  Banana,  Quercia, Tulipano

Protezione: Acacia, Aloe, Angelica,  Anice,  Basilico, Betulla, Mora, Mirtillo, Cumino dei prati, Garofano, Trifoglio, Cotone, Cipresso, Aneto, Eucalyptus, Finocchio, Lino, Nocciola, Erica, Agrifoglio, Muschio Irlandese, Edera, Lillà, Mandrgola, Tagete, Vischio, Artemisia, Gelso, Quercia, Oliva, Pino, Primaverina, Lampone, Riso, Rosa, Rosemary, Legno di sandalo, Muschio Spagnolo,  Valeriana, Viola, Salice

Purificazione: Cedro, Camomilla,  Prezzemolo, Salvia, Valeriana

Questioni Legali: Noce, Tagete

Soldi e Ricchezza: Mandorla, Basilico, Mora, Cedro, Camomilla, Cannella, Chiodo di garofano, Aneto,  Zenzero,  Caprifoglio,  Muschio Irlandese, Gelsomino,  Menta, Muschio, Mirto, Noce moscata, Quercia, Arancio, Patchouly, Pino, Riso,  Tè

Sogni : Anice, Cannella, Agrifoglio, Tagete, Artemisia

Sonno: Camomilla, Luppolo, Lavanda, Menta piperita, Rosmarino, Timo

Spiritualità: Cannella, Frankincense, Erica,  Legno di sandalo

Resistenza: Baia, Garofano, Artemisia, Gelso

Successo :Cannella, Trifoglio, Patchouly, Legno di sandalo, Vaniglia

Saggezza: Salvia, Girasole

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Erbe e stregoneria

doweb 21 Jan 2008 | : Erboristeria

Per molti secoli la stregoneria si è avvalsa dell’erboristeria, premettendo che queste non sono erbe magiche si vuole offrire un piccolo dizionario per semplice curiosità e, nonostante molte di queste piante siano vietate ed escluse dal commercio libero, se ne sconsiglia vivamente l’uso, declinando ogni responsabilità in caso contrario. Le piante sottostanti sono state scelte fra quelle nominate in antiche fatture italiane di magia, usate anche per rendere invisibili e per volare hanno proprietà spesso allucinogene. L’alcaloide è un tipo di sostanza molto potente, fra questi si possono ricordare la caffeina, la nicotina o la cocaina che se presi a dosi elevate portano alla morte.

Aconito: Appartenente alla famiglia delle Composite, veniva usata frequentemente ad alte dosi può dare mal di testa e vertigini.

Aloe: Della famiglia delle Liliacee, contenente aloina una potente droga.

Assenzio: Anch’essa appartenente alle Composite ha un sapore amaro se usata regolarmente provoca l’absintismo, un’intossicazione cronica che si manifesta con tremori e convulsioni, spesso usata nelle ricette per mantenere la giovinezza.

Balsamita: Detta anche erba di s. Pietro, è una Composita con proprietà balsamiche e calmanti usata nelle fatture per curare la pazzia.

Belladonna: Appertenente alle Solanacee con forti proprietà sedative (oggi si usa nei farmaci contro gli spasmi gastrointestinali), dato l’alto contenuto di alcaloidi è considerata mortale. Se ne faceva anche uso esterno per la gotta e i reumatismi, a piccole dosi può provocare allucinazioni.

Betonica: Una Lambiate ricca di tannini e usata come astringente e sedativo.

Cantaride: Coleottero che si ciba di una pianta contenente potenti alcaloidi e che quindi ne contiene discrete dosi dell’ordine dei Meloidi con proprietà irritanti ed afrodisiache.

Celidonia: Della famiglia delle Papaveracee  ricchissima di alcaloidi mortali, il lattice si usava per bruciare porri e verruche.

Giusquiamo: Potente sedativo e analgesico conosciuto già al tempo degli Assiri.

Maggiorana: Ricca di olii essenziali è un ottimo digestivo con effetti blandamente ipotensivi.

Mandragora: Appartenente alle Solanacee ricca di alcaloidi dagli effetti letali.

Rosmarino: Pianta della famiglia delle Labiate il cui olio è un ottimo corroborante contro la debolezza.

Ruta: Appartenente alle Rutacee ad alto contenuto di sostanze attive, usata per curare epilessia, disturbi nervosi e per provocare l’aborto. E’ un veleno con potenzialità tossiche e può provocare forti allergie.

Salvastrella: Della famiglia delle Rosacee ottimo cicatrizzante ed emostatico.

Salvia: Appartenente alle Lambiate ad azione antinfiammatoria ed antisettica.

Sedano: Ricchissimo di olii essenziali e sali minerali è un ottimo cicatrizzante:

Stramonio: Ricco di alcaloidi e come tale velenosa e potente allucinogeno.

Tasso barbasso: Appartenente alle Scrofulaicee dal blando potere espettorante.

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Bulimia nervosa

doweb 21 Jan 2008 | : diete e alimentazione

Bulimia nervosa
La bulimia nervosa è un disturbo comparso all’inizio degli anni settanta e dal 1980 in poi sono stati compiuti più di sessanta studi che hanno fornito risultati abbastanza omogenei: il disturbo colpisce circa l’ 1% delle giovani donne.
la maggior parte delle ricerche effettuate suggeriscono che la bulimia nervosa sia più frequente oggi che in passato; non sappiamo perché ci sia stato questo incremento improvviso:
nessuno sa perché la bulimia nervosa risulti in aumento e non possiamo prevedere che cosa accadrà in futuro.
Come per l’anoressia nervosa, l’età d’esordio dei disturbo è compresa tra i 12 e i 25 anni, però nella bulimia nervosa il picco di maggior frequenza è a 17-18 anni. Gli uomini sono colpiti raramente e non abbiamo dati che affermino che il disturbo sia in aumento tra i maschi.
La bulimia nervosa è presente soprattutto tra i bianchi, mentre è rara tra gli afroamericani e nei paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda la classe sociale la bulimia nervosa sembra essere, come l’anoressia nervosa, distribuita in modo omogeneo. Le persone colpite sono generalmente di peso normale, alcune lievemente sottopeso, altre leggermente sovrappeso, pochissime in grande sovrappeso.

Come capire se si è affetti da bulimia nervosa
Capire se si è affetti da bulimia nervosa non è semplice come nel caso dell’anoressia nervosa. Molte persone pensano di essere bulimiche ma in realtà non lo sono; per pronunciare una diagnosi di bulimia nervosa devono essere presenti tutte e cinque le seguenti caratteristiche:
1. Abbuffate ricorrenti: un’abbuffata, traduzione del termine inglese binge-eating, si definisce sulla base di due caratteristiche che devono essere entrambe presenti:
a) il consumo di una grande quantità di cibo;
b) la sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare (ad es. sentire che non ci si può astenere dall’abbuffarsi, oppure non riuscire a fermarsi una volta iniziato a mangiare).
2. Comportamenti di compenso: la seconda caratteristica importante della bulimia nervosa è che le abbuffate devono essere seguite da condotte compensatorie finalizzate a prevenire l’aumento di peso. Il mezzo più frequentemente usato è il vomito che, in alcuni casi, può essere autoindotto dopo l’assunzione di qualsiasi cibo e, non necessariamente, dopo un’abbuffata. Dopo le abbuffate alcune bulimiche assumono grandi quantità di lassativi per provocarsi una diarrea acquosa; più raramente usano altri mezzi come i diuretici, gli enteroclismi o i farmaci tiroidei; sono stati anche rilevati casi di alcune bulimiche diabetiche che non assumevano l’insulina dopo un’abbuffata. Alcuni individui affetti da bulimia nervosa non usano il vomito o pro-dotti eliminativi, ma digiunano o fanno esercizio fisico in modo eccessivo.
3. Frequenza delle abbuffate e dei comportamenti di compenso. perché sia diagnosticata la bulimia nervosa, le abbuffate e le condotte compensatorie devono verificarsi almeno 2 volte la settimana per 3 mesi.
4. Preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee: come le persone affette da anoressia nervosa anche quelle bulimiche si preoccupano molto del proprio peso e della loro forma corporea e la loro autostima varia soprattutto in base a questi due fattori.
5. Il disturbo non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa: questo significa che ci sono due disturbi del comportamento alimentare, e non uno solo.

La bulimia nervosa viene suddivisa in due sottotipi:
- Bulimia con condotte di eliminazione
- Bulimia senza condotte di eliminazione
Nel primo caso la persona pratica regolarmente il vomi-to autoindotto o usa lassativi o diuretici o enteroclismi; nel secondo i comportamenti di compenso sono il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo.

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Anoressia

doweb 21 Jan 2008 | : diete e alimentazione

L’anoressia nervosa fu descritta la prima volta dal medico inglese Richard Morton nel 1694 e fino a trent’anni fa è stata considerata una malattia rara. Oggi invece sembra colpire lo 0,28% delle adolescenti e delle giovani donne adulte dei paesi occidentali. Il 90-95% delle persone colpite appartiene al sesso femminile e i maschi costituiscono tuttora una minoranza. L’età d’esordio del disturbo è com-presa tra i 12 e i 25 anni, con un doppio picco di maggiore frequenza a 14 e 18 anni; negli ultimi tempi sono stati dia-gnosticati casi a incidenza più tardiva, dopo i 20-30 anni.
E’ una patologia che colpisce soprattutto la popolazione occidentale, mentre è rara nei paesi in via di sviluppo, dove non esiste una forte pressione sociale verso la magrezza. Mentre negli anni sessanta l’anoressia nervosa colpiva prevalentemente le classi agiate, attualmente è distribuita in modo omogeneo nelle varie classi sociali. In alcune categorie occupazionali l’anoressia nervosa sembra essere molto frequente; i casi tipici sono le professioni che rientrano nel mondo della moda e della danza. Per quanto riguarda la scolarità, non sembrano esserci differenze tra le persone anoressiche e quelle di pari età e classe sociale.

Come capire se si è affetti da anoressia nervosa
Una persona è affetta da anoressia nervosa se manifesta tutte e quattro le caratteristiche che seguono:
I. Severa Perdita di peso: tutte le persone affette da anoressia nervosa, per definizione, devono essere sottopeso (cioè pesare meno del peso standard o essere incapaci di raggiungere il peso previsto durante il periodo di crescita); l’importante non è però l’essere sottopeso ma il fatto che chi è affetto da questo disturbo “desidera essere sottopeso” e “si comporta in modo da evitare l’aumento di peso” (ad es. seguendo una dieta ferrea, facendo ecces-sivo esercizio fisico, inducendosi il vomito, ecc.).
2. Paura d’ingrassare: la seconda peculiarità dell’anores-sia nervosa è l’intensa paura di acquistare peso o di diventa-re grassi, anche quando si è sottopeso. Nonostante le perso-ne anoressiche siano sottopeso, tuttavia sono terrorizzate dall’idea di ingrassare e pensano che il loro peso aumen-terà all’infinito se inizieranno a nutrirsi normalmente.
3. Preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee: le persone affette da anoressia nervosa hanno delle profonde alterazioni nel modo di vivere il peso o la forma del corpo, utilizzano queste caratteristiche in modo predominante od esclusivo per valutare se stessi e spesso rifiutano di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
4. Amenorrea: ovvero mancanza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.

Attualmente si riconoscono due sottotipi di anoressia nervosa:
Anoressia nervosa con restrizioni: la paziente non ha regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).
Anoressia nervosa con abbuffate/condotte di elimi-nazione: la paziente presenta regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

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Gli svantaggi ottenuti dalla perdita di peso e dal controllo dell’alimentazione: gli effetti del digiuno

doweb 21 Jan 2008 | : diete e alimentazione

La perdita di peso ed il costante controllo dell’alimentazione conducono, in modo progressivo ed inesorabile, ad una serie di sintomi negativi che per lo più sono secondari al digiuno.
Gli effetti del digiuno sono stati illustrati in un famoso studio (Minnesota Study, Keys et al., 1950) condotto su 36 volontari sani che hanno perso in media il 25% del loro peso dopo sei mesi di una rigida restrizione calorica. Tale studio ha evidenziato i seguenti effetti:

Atteggiamenti e comportamenti nei confronti del cibo:
- preoccupazione per il cibo
- collezione di ricette, libri di cucina, menù
- inusuali abitudini alimentari
- incremento del consumo di caffè, tè e spezie
- occasionale introito esagerato e incontrollato del cibo
Modificazione emotive e sociali:
- depressione
- ansia
- irritabilità
- labilità
- episodi psicotici
- cambiamenti di personalità
- isolamento sociale
Modificazioni cognitive:
- diminuita capacità di concentrazione
- diminuita capacità di pensiero astratto
- apatia
Modificazioni fisiche:
- disturbi del sonno
- debolezza
- disturbi gastrointestinali
- ipersensibilità al rumore e alla luce
- edema
- ipotermia
- parestesie
- diminuzione del metabolismo basale
- diminuzione dell’interesse sessuale
Ci sono diversi modi con cui i sintomi da digiuno possono contribuire al mantenimento del disturbo dell’alimentazione. Per esempio:
- L’intensa fame che consegue alla dieta è vista come una minaccia al controllo alimentare e al peso, mentre il precoce senso di sazietà e pienezza (dovuto al rallentato svuotamento gastrico secondario alla denutrizione) può essere vissuto come un fallimento dell’autocontrollo. In entrambi i casi l’individuo è portato a restringere ancora di più l’alimentazione.
- L’estrema preoccupazione per il cibo esagera la tendenza all’uso del controllo alimentare come indice di autocontrollo e autovalutazione
- La perdita di peso rallenta con il tempo perché l’organismo reagisce alla restrizione diminuendo il consumo di energia. Tale fatto è vissuto come un segno di perdita di controllo ed è affrontato restringendo ulteriormente la dieta e utilizzando altri mezzi come l’eccessivo esercizio fisico, il vomito autoindotto e l’abuso di lassativi e/o diuretici.
- La tendenza ad abbuffarsi può provocare sensi di colpa che, a loro volta, possono condurre a sintomi compensatori come il vomito, che a sua volta, porta a peggiorare il controllo sull’alimentazione e aumenta perciò il rischio di abbuffarsi.

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I vantaggi ottenuti dalla perdita di peso e dal controllo dell’alimentazione

doweb 21 Jan 2008 | : diete e alimentazione

Rinforzi positivi: nella maggior parte delle persone con anoressia nervosa la dieta e la perdita di peso sono mantenuti da numerosi vantaggi che l’individuo percepisce in seguito al dimagramento. Questi includono il senso di trionfo, l’autocontrollo e la superiorità che l’individuo sente quando riesce nel suo intento di perdere peso. Altri rinforzi positivi sono i commenti lusinghieri che a volte vengono fatti da molte persone se si riesce a perdere peso (soprattutto se si era in sovrappeso) e, a volte, la maggior attenzione che viene rivolta dai genitori alla figlia malata.
Rinforzi negativi: in alcune donne affette da anoressia nervosa, la perdita di peso è un modo per non avere un “corpo da donna adulta” e quindi per evitare I conflitti e le sfide psicosessuali tipiche dell’adolescenza. La perdita di peso con l’assunzione di caratteristiche fisiche e psicologiche preadolescenziali costituisce spesso un nido sicuro e molto vantaggioso per le persone che si ammalano di anoressia nervosa.

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Le cause dei disturbi dell’alimentazione

doweb 21 Jan 2008 | : diete e alimentazione

Le cause dei Disturbi dell’alimentazione non sono ancora del tutto note ma sembra che molti fattori possano contribuire alla loro insorgenza; secondo il nostro model-lo tali disturbi avrebbero la loro origine dall’interazione di tre classi di fattori predisponenti: culturali, individuali e familiari.
Non è ancora ben chiaro il ruolo di alcuni fattori pre-senti fin dalla nascita o dall’infanzia come la vulnerabilità genetica o l’ambiente familiare mentre è più chiaro il ruolo di alcune condizioni antecedenti più prossime al disturbo. In molti casi infatti alcune caratteristiche indivi-duali, quali il perfezionismo, la bassa autostima, la regola-zione delle emozioni, l’ascetismo e le paure legate alla maturità psicobiologica precedono l’esordio. Da molti stu-diosi viene data rilevanza anche ai fattori socioculturali che, associando alla magrezza la bellezza e il valore personale, favoriscono il disturbo. L’esordio del disturbo, carat-terizzato dalla comparsa di un’eccessiva preoccupazione per il peso, le forme corporee e da un’estrema necessità di controllare l’alimentazione, spesso è innescato da fattori precipitanti come, ad esempio, separazioni e perdite, modificazioni dell’equilibrio familiare, inizio della pubertà ecc.
La diretta conseguenza è il tentativo di dimagrire seguendo una dieta ferrea, particolarmente ipocalorica e fortemente rigida. Una volta iniziata la dieta rigida alcuni fattori tendono a favorire il mantenimento e la cronicizza-zione del disturbo (fattori perpetuanti); tra questi sono importanti i vantaggi che l’individuo ottiene dalla perdita di peso e dal controllo alimentare. I fattori perpetuanti fanno sì che il disturbo si automantenga determinando una serie di sintomi secondari che portano ad un progres-sivo peggioramento della qualità di vita e una profonda modificazione della personalità del soggetto.
La figura che segue mostra graficamente la natura multideterminata e autoperpetuante dei Disturbi dell’Alimentazione.

 Da Gamer (1 993a, p. 1632). Copyright 1993 by the Lancet. Reprinted by permission

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ALLENIAMO LA RESISTENZA ORGANICA

doweb 17 Jan 2008 | : Allenamento

Migliorare la resistenza organica significa soprattutto allenare l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio.
Pertanto correre a piedi su terreno o su tapis roulant, nuotare, pedalare sulla bici o sulla cyclette, sciare, vogare o remare, step, corsa con carrozzina o altro per i portatori di handicap, ecc., sono solo dei mezzi diversi attraverso i quali si può raggiungere un unico fine.

I BENEFICI DI UN’ATTIVITà FISICA PER LA RESISTENZA ORGANICA

Un’attività fisica di resistenza ben programmata in funzione dell’età e della condizione fisica migliora tutti i parametri legati all’efficienza organica (cardiocircolatoria e respiratoria), in particolare:
- Rallenta l’invecchiamento delle ossa e delle cartilagini che mantengono attivo il loro metabolismo. Anche la perdita di sostanza ossea e di sali di calcio nello scheletro (osteoporosi), può essere contenuta in quanto lo stimolo fisiologico, dovuto all’attività fisica, migliora il metabolismo osteo-articolare.
- Migliora la forza e il trofismo muscolare dei segmenti corporei impegnati, l’elasticità e la potenza dei legamenti articolari.
- Migliora la postura e la capacità di assumere atteggiamenti più corretti, per cui si attenuano o scompaiono dolori derivanti da posture errate.
- Migliora la destrezza motoria e l’efficienza del sistema nervoso in genere.
- Rafforza il muscolo cardiaco. Aumenta la riserva cardiaca e coronarica e la gettata cardiaca (volume di sangue in un minuto). I vasi sanguigni acquistano maggiore elasticità. Migliora l’irrorazione sanguigna periferica e viene facilitato il ritorno venoso. I valori pressori tendono a normalizzarsi. Il recupero dopo lo sforzo fisico in genere diventa più rapido.
- Aumenta la ventilazione polmonare, la dinamica costo-diaframmatica (meccanica del respiro) e l’elasticità dei polmoni. Migliorano anche gli scambi gassosi a livello alveolare.
- Migliora la termoregolazione corporea e il metabolismo energetico. Migliora anche il rapporto peso-statura. Tendono a normalizzarsi gli indici ematochimici.
- Aumenta la resistenza agli stress ambientali.
- Facilita la stabilità emotiva. La produzione di endorfine abbassa notevolmente le tensioni psichiche legate all’ansia e alla depressione. Migliora l’autostima e rende più disponibili verso l’ambiente sociale.

PRIMA DI INIZIARE

- Effettuare una accurata visita di idoneità fisica.
- Munirsi di abbigliamento e attrezzature adeguate.
- Per l’attività svolta all’aperto, scegliere un percorso pianeggiante (corsa, bici, sci) o, comunque, poco impegnativo dal punto del vista della conformazione del terreno.
- Sono sconsigliati test di verifica della condizione fisica che comportino un elevato impegno organico (solitamente sono i test che prevedono la copertura di una certa distanza, o una intensità di lavoro prestabilita, per un tempo determinato).
- Programmare almeno 2-3 allenamenti settimanali. Scendendo sotto i 2 allenamenti non è possibile ottenere dei benefici in quanto non attiva il processo di sommazione degli stimoli (allenamenti e relativa supercompensazione) che portano nel tempo ad un più alto grado di efficienza.
- L’intensità va regolata tra il 60-70% della propria massima frequenza cardiaca (numero di pulsazioni al minuto) che è data da:

Massima frequenza cardiaca

220 - età (in anni)

Esempio:
- età 45 anni;
- massima frequenza cardiaca: 220 - 45 = 175;
- 60-70% di 175 = 102-122 (frequenza cardiaca consigliata).
Una frequenza cardiaca intorno al 70-80% di quella massima comporta un impegno che si evidenzia con il “fiatone”. Ancora oltre, tra l’80-90% è la frequenza cardiaca degli atleti agonisti. Per avere sempre a disposizione questi dati ci si può munire di un cardifrequenzimetro, strumento di indubbia utilità che va tenuto costantemente sotto controllo.
L’intensità di lavoro che non va comunque oltrepassata è quella che permette di dialogare con un partner senza affanno.
- Prima di iniziare una qualsiasi attività è necessario dedicare qualche minuto di riscaldamento generale, eseguendo semplici esercizi non impegnativi (flessioni, estensioni, slanci, circonduzioni dei vari segmenti del corpo).
- Non iniziare se si ha la sensazione di sete. Va ricordato che quando si ha sete il patrimonio idrico è già al disotto di circa il 2% dei livelli normali. Già al 3% di disidratazione si innescano dei meccanismi fisiologici contrari all’attività fisica. Ne elenchiamo alcuni:
- limitazione della sudorazione;
- innalzamento della temperatura corporea;
- aumento della frequenza cardiaca;
- riduzione della gittata cardiaca (quantità di sangue pompato dal cuore in un minuto).
Per quanto riguarda l’idratazione è sufficiente bere acqua normale, sia prima, durante e dopo l’allenamento. Le integrazioni dopo allenamento vanno prese in considerazione solo in presenza di vistose perdite idriche di almeno 2,5-3 litri di sudore.
- Fare in modo che tra l’inizio dell’attività e l’ultimo pasto siano trascorse almeno 2,5-3 ore. La digestione richiede un notevole afflusso sanguigno, afflusso che verrebbe sottratto dai muscoli agli organi digestivi.

INIZIAMO AD ALLENARCI

Esistono essenzialmente due modalità:
1) Allenamento per un tempo prestabilito (mediamente 45-60 minuti) con alternanza di tra ritmo usato normalmente nell’attività giornaliera e intensità tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima (es.: passo e corsa).
2) Allenamento per un tempo prestabilito con intensità costante tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima.
Secondo il Prof. E. Arcelli, esperto di fama internazionale, nel rapido passaggio dal passo alla corsa e viceversa, ovvero da una intensità di quasi riposo ad una nettamente più elevata, l’apparato cardiocircolatorio viene sottoposto ad uno shock vero e proprio, shock che si ripete tante volte per quante volte si riprende o si interrompe la corsa. Quindi questo metodo andrebbe evitato.

Allenamento per un tempo prestabilito con alternanza tra impegno e recupero attivo

Prima settimana:
- alternare, per un totale di 60 minuti, 5 minuti di attività blanda (es.: di passo più o meno veloce) con 30-60 secondi di attività con intensità costante tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima (es.: corsa).

Nelle settimane che seguono:
- ogni settimana, in relazione alla condizione fisica che si ritiene di aver raggiunto, si possono aggiungere progressivamente 30-60 secondi all’impegno tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima, fino a raggiungere i 5 minuti, mantenendo sempre l’alternanza con i 5 minuti di attività blanda.
Proseguendo nel tempo, ogni settimana si può diminuire di 30-60 secondi l’attività blanda e di altrettanti 30-60 secondi si può aumentare l’attività con impegno tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima.
È necessario, comunque, mantenersi sempre nei limiti delle proprie capacità del momento.

Le indicazioni date non vanno applicate rigidamente. A volte una stessa metodologia può essere applicata anche per più settimane di seguito senza dover necessariamente ritoccare il tempo dedicato all’attività blanda o a quella più impegnativa.

Allenamento con impegno continuo per un tempo prestabilito

Senza soluzione di continuità, l’attività fisica prescelta rimane costante tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima per tutto il tempo prestabilito.
Riportiamo un esempio riferito alla corsa (proposto da E. Arcelli), che può essere adottato anche per la bicicletta, sci, nuoto, ecc.

La corsa in rapporto all’età

Età (anni)

Con quanti minuti di corsa è bene cominciare

Quanti minuti di corsa vanno aggiunti ad ogni seduta

20
25
30
35
40
45
50
55

18
15
12
9
6
5
4
3

6
5
4
3
2,5
2
1,5
1,5

(*) E. Arcelli “Il nuovo correre è bello” - Sperling & Kupfer 1998

Giunto il momento in cui siamo in grado di effettuare in maniera continuativa circa un’ora di attività con impegno tra il 60-70% della frequenza cardiaca massima, giunge il momento delle scelte, ovvero del perché continuare nel tempo col nostro impegno.
Normalmente le risposte sono due:
1) Semplicemente per la salute;
2) Per effettuare delle gare;

Nel primo caso non occorre ricercare una tabella o una metodologia sofisticate. Continuando sempre a correre con la stessa intensità l’obiettivo è praticamente raggiunto. È solo necessario mantenere il risultato acquisito. L’unico intervento utile è l’aumento del tempo da dedicare settimanalmente all’attività fisica. Infatti la capacità di prevenzione per le malattie legate all’apparato cardiocircolatorio è direttamente proporzionale alla spesa energetica legata all’attività fisica svolta.

Nel secondo caso la proposta di un serio ed efficace programma di allenamento può essere attuata solo se seguiti da un allenatore esperto. Infatti l’elaborazione di un programma deriva dalla conoscenza profonda dell’atleta, dalla sua disponibilità fisica e psichica, dallo stato di allenamento e dalle lacune da colmare, dal programma annuale delle gare, ecc.

L’ALLENAMENTO PER DIMAGRIRE

Oltre alle considerazioni esposte per l’allenamento della resistenza organica, chi desidera dimagrire deve tenere presente che:
- a bassa velocità (60-70% della massima frequenza cardiaca), l’organismo tende a consumare una miscela di zuccheri e grassi, mentre a velocità superiori la fonte energetica è data quasi esclusivamente dagli zuccheri.
- non è la velocità di esecuzione che porta ad un maggior consumo calorico quanto il lavoro totale. Pertanto è preferibile svolgere un’attività poco impegnativa ma prolungata (almeno 45-60 minuti) piuttosto che un’attività intensa e breve. Il meccanismo energetico che permette l’utilizzo prevalente dei grassi diventa efficiente dopo circa 30 minuti di attività.

Per quanto concerne la corsa, un’idea generale del consumo calorico si può avere (e. Arcelli):

Calorie consumate nella corsa

1 Cal (0,9 se atleta allenato) x Peso corporeo (in Kg) x Distanza percorsa (in Km)

Il consumo del grasso corporeo può essere dedotto da (Formula di E. Arcelli):

Grasso consumato (in gr) nella corsa

Distanza percorsa (in Km) x Peso corporeo (in Kg) : 20

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